Perchè mettersi a fare foto a bolidi che sfrecciano oltre i 160km/h e fotografarli (anche con qualche rimprovero dal mio vecchio, perchè ero probabilmente in postazioni un filo troppo pericolose) è una sensazione unica.
Sentire i rombi dei motori poi...non vi dico. E pazienza se qualche errore si è visto...anzi, ne ha guadagnato lo spettacolo.
E' una cosa che mi ha sempre emozionato (non vi dico quando è passata la Lancia Stratos...
il mio vecchio mi aveva detto che un tempo si diceva "una volta che hai sentito quella, poi puoi anche morire").
Siamo sempre stati appassionati di corse, questo sì l'ho ereditato da lui!
Ma ieri, dopo un bel po' di tempo a questa parte, ho voluto staccare la spina: non mi interessava la starting list, non mi interessava chi era in testa (cosa che, da un punto di vista giornalistico, è più o meno una bestemmia...): mi bastava essere lì, macchina fotografica in mano, a godermi lo spettacolo. Insomma, se fra video e foto ho schiacciato 288 volte il bottone della macchina fotografica, un motivo ci sarà.
La prima verso le 8.36, l'ultima intorno alle 18, perchè poi c'era un'altra gara da guardare insieme. Già, la mitica 500miglia. Quanti ricordi, quanti pensieri mentre guardavo quei 33 pazzi scatenati sfilare le 2.5 miglia del quadriovale ad una media di 360km/h.
Perchè non puoi non pensare, mentre guardi certi sorpassi, o anche solo le premiazioni nella "Victory lane", a chi ha fatto la storia di questa gara e a chi ha perso la vita in essa. Bill Vukovich, Eddie Sachs e Dave MacDonald, Jim Malloy, Swede Savage, Gordon Smiley e Scott Brayton, solo per citare quelli che mi vengono in mente.
Ieri, Scott Dixon ha scritto la 92^ pagina del libro di Indianapolis. Il primo neozelandese a vincere la 500miglia, la sua prima 500miglia. Dopo una gara magari non sempre vissuta di emozioni fortissime, ma che alla fine ha premiato una tattica semi-conservativa; non quella di Dan Wheldon, magari sarebbe stata quella di Kanaan, che però si è trovato in una situazione dalla quale non ha potuto uscire senza doversi ritirare, poco dopo metà gara.
Male anche Graham Rahal, peccato per Tomas Scheckter e per i due di Roger Penske, Helio Castroneves e Ryan Briscoe, quest'ultimo causa del ritiro di una furibonda (e spocchiosa) Danica Patrick. Secondo Vitor Meira, pilota che mi piace tantissimo, ormai da diversi anni, ed autore di una gara solo apparentemente anonima, almeno fino all'affondo finale.
Terzo Marco Andretti, che qualche giro in testa se l'è fatto, ma è sembrato pagare un po' la poca esperienza (ed ora voglio vedere come saranno i suoi rapporti con Tony Kanaan, considerato che parte dell'errore del brasiliano è "colpa" sua). Chiudono la top10 Castroneves (4°), Ed Carpenter, Hunter-Reay (miglior rookie), Mutoh, Rice, Manning e Bell.



